La Storia dei cosmetici: dalla preistoria agli Egizi

Da Erika - Categoria : Storia della Cosmesi

Storia dei cosmetici 1Quando tracciamo una linea con la matita occhi, quanto applichiamo il rossetto sulle labbra o un olio profumato sul corpo non ci rendiamo conto di ripetere un’azione che risale alla notte dei tempi, che ci unisce virtualmente a uomini e donne così tanto lontani nel tempo e nello spazio. 

La storia dei cosmetici e del loro utilizzo accompagna l’uomo da sempre, all’alba della civiltà l’impiego di cosmetici coinvolgeva uomini e donne ed aveva scopi sia rituali sia ornamentali, accrescevano la bellezza personale, enfatizzavano caratteristiche e minimizzavano imperfezioni e difetti. 

L'alba della cività: i primi cosmetici

Sembra plausibile ipotizzare che già durante la preistoria si facesse ricorso ad una rudimentale cosmesi sia per mimetizzarsi durante le battute di caccia e favorire così il successo sia in occasione di rituali religiosi, il corpo ed il suo aspetto erano dunque un tramite con il mondo ultraterreno. 

Nel mondo antico per produrre i cosmetici ed il make-up si utilizzava quello che la natura offriva in abbondanza, vale a dire minerali, piante che potevano avere sia qualità tintorie sia curative, miele e grassi di origine sia animale sia vegetale. Dobbiamo immaginare che i primi cosmetici siano stati estremamente rudimentali, ma con il passare del tempo l’uomo è stato in grado di perfezionarli e renderli sempre più performanti.

Con le prime civiltà organizzate la cosmesi si raffina; lo storico greco Erodoto, parlando dei popoli della Mesopotamia, ci dice che “si cospargono di unguenti tutto il corpo” (Erodoto, Storie I,195), ma saranno gli Egizi ad affinare questa bellissima arte, spesso strettamente legata con l’arte medica.

Storia dei cosmetici

Il cofanetto da toeletta che faceva parte del corredo funerario di Merit, sposa dell’architetto Kha, conservato al museo Egizio di Torino - https://archeologiavocidalpassato.com/tag/merit-sposa-di-kha/

Gli egizi - i primi cosmetologi

Il mondo egizio ci ha lasciato innumerevoli testimonianze di sé, monumenti, manufatti, immagini, geroglifici, mummie e papiri, questi ultimi permettono a noi uomini del ventunesimo secolo di sbirciare fra le pieghe del tempo e di apprendere, seppur in minima parte, quelli che erano i loro segreti di bellezza.

Il papiro Ebers, datato intorno al 1550 a.C., è una sorta di prontuario medico dell’epoca, qui accanto a ricette per preparazioni curative, vengono fornite anche indicazioni per una corretta igiene e ricette per la realizzazione di cosmetici per il viso, corpo e capelli, nonché per il make-up. 

Un altro famosissimo papiro relativo all’arte medica è il Papiro Edwin Smith, si tratta di del più antico trattato di medicina giunto sino a noi e risale al 1600 a. C. circa, qui è affascinante leggere ricette per realizzare unguenti capaci di ridurre le macchie della pelle e le rughe.

Le preoccupazioni dell’uomo moderno relative al proprio aspetto: le rughe, i capelli secchi, sfibrati, che cadono, le macchie della pelle, etc, sono preoccupazioni condivise anche con uomini e donne tanto lontani nel tempo, sono una sorta di file rouge che ci unisce a loro e ci danno un forte senso di fratellanza e appartenenza.

Il primo grande storico dell’antichità è stato il greco Erodoto di Alicarnasso, di lui Cicerone nel De Legibus (I, I, 5) dice che è stato il «padre della storia», egli nelle Storie (II, 37) descrive con dovizia di particolari gli usi e costumi degli Egizi, offrendoci uno spaccato di vita quotidiana preziosissimo. Fra le tante informazioni che tramanda è interessante notare come si sofferma a rimarcare la cura che gli Egizi avevano per l’igiene del corpo, in particolare i sacerdoti facevano il bagno due volte al giorno e due volte ogni notte nell’acqua fredda.

Bellezza e divino erano due mondi che spesso si intersecavano.

Era prassi diffusa quella di depilarsi, molto probabilmente inizialmente per ragioni di tipo igienico, infatti, a causa del clima caldo, il sudore poteva dare origine a irritazioni nelle aree del corpo con peli, in seguito sicuramente si aggiunse il gusto estetico.

I corpi erano profumati con oli (olio di sesamo, di oliva, di ricino, di lino, di moringa, di pistacchio) arricchiti da essenze tratte da legni aromatici, mirra, resine profumate, incenso, timo, fiori; anche in questo caso la necessità di proteggere la pelle dall’aggressione degli agenti atmosferici si fuse con una vera e propria passione per il bello.

Lo storico greco Plutarco, nell’opera Iside e Osiride, ci parla di un profumo egizio famosissimo all’epoca e preziosissimo: il Kyphi. Di esso ci dice che «è un profumo composto da sedici materiali: miele, vino, uva passa, cipero, resina, mirra, legno di rosa. Si aggiungono lentisco, bitume, giunco odoroso, pazienza, ginepro, cardamomo e calamo aromatico, ma non con casualità, bensì secondo le formule indicate nei libri sacri». Un’ulteriore testimonianza circa la composizione di questo antico profumo la troviamo fra le iscrizioni presenti nella stanza adibita a laboratorio del tempio di Horus a Edfu. 

Il Kyphi, al di là del suo aroma e del piacere olfattivo che donava, aveva, secondo quanto ci tramanda Plutarco, qualità aromaterapiche, pare infatti che favorisse il sonno, rilassasse e distendesse la mente da preoccupazioni e pensieri.

La cura con cui gli antichi egizi imbalsamavano i corpi dei defunti per la vita nell’aldilà e il largo uso che facevano durante questi riti di profumi, oli e resine ci testimonia quanto l’arte della profumeria fosse avanzata e strettamente connessa alla religiosità.

Le bellissime pitture egizie, che il tempo ci ha fatto giungere a noi, dimostrano in maniera inequivocabile l’utilizzo di un vero e proprio make-up; il trucco, con molta probabilità, all’inizio era circoscritto alla casta sacerdotale e al faraone, successivamente, però, si diffuse anche alle altre classi sociali e, mentre inizialmente non si differenziava a seconda del sesso, poi di perfezionò suddividendo i colori in base all’essere uomo o donna. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce pettini, pinzette, contenitori per unguenti e creme, specchi realizzati con dischi di metallo lucidati. Tutto ciò ci testimonia il ruolo e l’importanza della cosmesi nella vita quotidiana. 

Come si truccavano gli Egizi?

Lo studio dell’arte egizia, dei papiri e delle testimonianze di storici antichi ci permette oggi di ricostruire questo antichissimo make-up.

Sulla pelle del viso veniva applicato una sorta di fondotinta di colore giallo ocra, gli zigomi erano messi in risalto con l’ocra rossa (una sorta di blush ante litteram) e gli occhi venivano enfatizzati con il khol nero realizzato con polvere di galena (un minerale costituito da solfuro di piombo, dal colore grigio plumbeo con riflessi metallici) mescolata a grassi, resine e linfa di sicomoro, oppure con il khol verde ottenuto dalla malachite, un minerale di colore verde intenso e luminoso. Il khol egizio aveva sia uno scopo ornamentale, enfatizzava lo sguardo e lo rendeva magnetico, sia curativo, il sicomoro infatti aveva proprietà antibatteriche.

Sulle palpebre venivano applicati degli ombretti, mentre le unghie erano colorate con l’hennè.

Corpo, viso e capelli erano spesso trattati con l’argilla, abbondantemente presente in natura, ieri come oggi, aveva il potere di rimuovere le impurità, svolgeva un’efficace azione antisettica e rimineralizzante e  le sue proprietà drenanti e sfiammanti le conferivano poteri curativi.

Grazie alla civiltà egizia ha preso vita la cosmesi ed è affascinante segurine l’evoluzione nel corso dei secoli e delle civiltà, perché anche da qui passa la conoscenza e la cultura.

Ti ho incuriosito con il mio primo racconto della storia dei cosmetici?

Nei prossimi mesi pubblicherò altri post in cui racconto come l'uso dei cosmetici si è evoluto nel tempo diventando sempre più sofisticato. Continua a seguire il mio blog e condividi questo post per aiutarmi a crescere!

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